mercoledì 16 dicembre 2009

Verso il Convegno... 8. Perché fare grammatica in una classe di lingua?

È un articolo, questo di Maria Pia Lo Duca, che getta una luce chiara sul perché sia importante “fare grammatica” a scuola. Il lavoro mentale di chi sta imparando una lingua, sia essa materna o seconda o straniera, è fatto anche di applicazione di regole: la riflessione sulla lingua in classe può e deve rendere consapevole l’allievo di queste regole mediante un metodo attivo basato sulla scoperta. In maniera illuminante l’autrice mostra l'effetto positivo che la coscienza dei fatti linguistici ha sull'apprendimento delle lingue.
Ma è possibile e utile fare sistematicamente grammatica attiva in classe? Maria Pia Lo Duca ha una sua risposta convincente e, pur mettendo sul tappeto alcune questioni ancora non risolte, dà preziose indicazioni di metodo per l’insegnante.

3 commenti:

Anna Maria Curci ha detto...

Tra gli spunti - che abbondano davvero nel contributo di Maria Pia Lo Duca - desidero mettere in evidenza questo, che ritengo un elemento fondamentale della prassi didattica: "Questi diversi percorsi - variamente designati come ‘riflessione formale o grammaticale’, ‘riflessione o consapevolezza metalinguistica’, ‘presa di coscienza’ e altro ancora - sono tutti legittimi. La scelta dell’uno o dell’altro sarà condizionata in prima istanza dal tipo particolare di contesto educativo in cui ci si trovi ad operare. Tuttavia non sarebbe male far dipendere la scelta anche da considerazioni più prettamente linguistiche e psicolinguistiche."
Varietà di procedure, dunque, senza mai perdere di vista il nodo specifico del nostro intervento didattico.
Anche la citazione dall'articolo di Michel Candelier, apparso sul n. 3 di "Lend", anno XXV (1996) apre agli sviluppi delineati dalla ricerca dello stesso Candelier e dell'intero gruppo di progetto del CARAP (Quadro di Riferimento degli Approcci Plurali). Consiglio una visita al sito dedicato al progetto sul portale del Centro Europeo delle Lingue Moderne di Graz: http://carap.ecml.at

Donatella Lovison ha detto...

Grazie, Anna Maria, per aver messo l’accento su un aspetto basilare per il raggiungimento degli obiettivi d’apprendimento linguistico. Le “novità” in termini di “riforma” sembrano però, a mio parere, andare in tutt’altra direzione, riducendo, se non impedendo di fatto, ogni possibile varietà dei percorsi. Quale sarà il futuro dell’insegnamento? Un’offerta formativa sempre più standardizzata, che cancelli tutti gli sforzi di individualizzazione delle procedure compiuti in questi ultimi anni? Speriamo di no, ma non saprei dire attualmente su cosa si possa fondare questa speranza, se non sulla resistenza attiva degli insegnanti attenti alla didattica.

Doretta ha detto...

Sono molto interessata a questa riflessione sui modelli grammaticali:in effetti sono attratta dal modello valenziale,ma sono gli stessi ragazzi,abituati ad avvalersi della grammatica normativa a prendere le distanze dalle proposte di novità,forse più rassicurati da una terminologia tradizionale. Anche con i colleghi lo scontro è aperto:obiezione consueta è l'impossibilità di gestire lo studio del latino con un nuovo modello grammaticale. Mi piacerebbe conoscere qualche esperienza a tal proposito. Grazie.