venerdì 7 novembre 2008

Sulla legge 169/2008

L'articolo 4 del testo di conversione in legge del decreto 137/2008 prevede che le istituzioni scolastiche della scuola primaria «costituiscano classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanale».
Siamo sicuri che la scuola italiana abbia bisogno proprio di questo?
Non c'è il rischio che la 'razionalizzazione' porti a riduzioni di orario anche negli altri ordini di scuola?
Nel documento sul DL 112 (luglio 2008) le Associazioni aderenti al Forum delle Associazioni disciplinari della scuola avevano già espresso preoccupazione rispetto a molte delle norme contenute in quel decreto «che si configurano come un attentato gravissimo al sistema pubblico dell’Istruzione e dell’Università».
Che sarà dell'istruzione nel nostro Paese?

2 commenti:

Valter Deon ha detto...

Pensieri sparsi sulla situazione della scuola in regime Gelmini

1. Se tutto si è detto in questi ultimi giorni sul non pensiero Gelmini, su un piccolo particolare si è dimenticato di riflettere. Sono pronti gli insegnanti di scuola primaria ad affrontare la nuova situazione di ‘unicità’? Mi sono posto il problema pensando ai miei ex insegnanti (circa 30) di scuola primaria-elementare. Ho provato a guardarli in faccia e, con tutta la fiducia e la stima che ho per ciascuno di loro, mi sono detto che forse solo 2 o3 sarebbero oggi in grado di reggere una classe di 25-30 alunni considerati: a) i bambini del 2008 (fragili e bisognosi di essere ascoltati, seguiti, amati uno per uno); b) la presenza ormai normale di bambini extracomunitari; c) la presenza sempre più massiccia di bambini con problemi di comportamento o di linguaggio. Il maestro di oggi è stato formato per questa scuola, non per quella prefigurata nel 1955 (programmi Ermini). La Falcucci aveva previsto per la formazione dei nuovi maestri 5 anni di preparazione-aggiornamento. Dietro il non pensiero Gelmini c’è solo Tre-monti (e quattro-valli di …).
2. Ho vissuto praticamente tutte le riforme della scuola (quelle vere! Maxima debetur …verbis reverentia) dal 1963, anno in cui ho incominciato a insegnare. 1962/63: Riforma della scuola media unica (bisogna fare la scuola per tutti fino a 14 anni, come la Costituzione aveva previsto). 1979: Riforma e Programmi per la nuova scuola media (latino per pochi o latino per tutti? E, a cascata, scuola uguale per tutti?). Le opzioni che vengono prefigurate sono: 30 ore (tempo normale), da 36 a 40 ore (tempo prolungato). Il tempo prolungato (gli stessi insegnanti lavorano il mattino e il pomeriggio e assicurano continuità di interventi) viene istituzionalizzato per chi lo vuole e si dà, nel frattempo, un colpo netto al vecchio doposcuola. (Sul doposcuola – questa eventualmente sarebbe la vera opzione Gelmini – si potrebbe fare un lungo discorso : mi basta solo dire che sarebbe un puro posteggio dato in mano a cooperative varie). 1985: Programmi per la scuola elementare (qui Ceruti dice tutto quel che c’è da dire). 1991: Programmi Brocca (la Riforma vera si è fatta a scuola). La Riforma nasce per i tanti saperi necessari a uno studente degli anni ’90. E per rifare una scuola che resisteva dagli anni del dopoguerra. 2001: proposta De Mauro (ciclo unico per la scuola di base e riforma della superiore: scuola fino a 18 anni). 2001: Riforma Moratti: puro ideologismo!!! (la scuola per la persona). In sintesi: ogni riforma aveva alle spalle un pensiero e un progetto.
3. Si può risparmiare nella scuola? Si può, in vari modi. Anzi, si deve razionalizzare. Se il ministro mi avesse chiesto di risparmiare o di utilizzare meglio le risorse che direttamente o indirettamente mi assegnava, avrei fatto del mio meglio per la … mission! Ma questo si può fare decentrando le responsabilità (dell’autonomia ci si è dimenticati) e avendo fiducia nei dirigenti (ma le ultime operazioni di reclutamento non fanno ben sperare). Resta il fatto che si può, anche senza Brunetta. De Mauro, al di là di tutto, anche questo problema si era posto: un anno in meno, fino a 18, era un progetto e una proposta con risvolti anche finanziari.
4. Due parole sulla storia del Sud (che sarebbe più penalizzato del Nord). La ragione, per chi non conosce i meccanismi della scuola, sta nel fatto che nessuno, dopo la Falcucci, è riuscito ad accompagnare una idea a un progetto organizzativo. Una idea, un piano orario e organizzativo. Tot insegnanti per tot alunni, numero di alunni per classe, numero di ore di insegnamento, materia per materia. Insomma, le idee camminano con scelte concrete. Oggi - forse solo chi è nella scuola lo sa - l’organico di un istituto funziona ancora con le tabelle del ’79 e dell’83 per la scuola media, e dell’85/91 per la scuola elementare. E quindi, orari e insegnanti, pur con qualche ritocco dovuto alla autonomia, sono ancora quelli di tanti anni fa e la situazione di ogni scuola è cristallizzata: così ogni anno il ministero stabilisce (al risparmio) gli organici regionali che vengono spalmati sulle province: qui, con varie contrattazioni, ogni DS concorda con i funzionari (o subisce) qualche posto in più o in meno. Nel Nord la situazione del tempo prolungato o pieno è migliore che al Sud. Per cui, andando avanti, chi ha già, avrà un po’ meno; chi non ha, avrà sempre meno. Al massimo, penso che il futuro ‘aprirà la scuola’ a soggetti esterni che con la scuola del mattino hanno poco a che fare. Alla fine, il più che ci si può aspettare è il ritorno al vecchio doposcuola che intorno agli inizi degli anni ’80 è stato definitivamente chiuso.
5. C’è bisogno di una scuola nuova? Dico sempre, dal momento che, se si ferma, la scuola arretra. E quindi, sempre di principio. Ma oggi è necessaria. Sono necessari nuovi saperi; è indispensabile aiutare le famiglie (Casini rimbomba) nel loro primario compito educativo (più scuola, non meno scuola, anche da questo punto di vista); è necessaria una scuola per il mondo (Rodari è ancora vivo); è indispensabile costruirla con i genitori e con i nuovi cittadini (abbronzati o meno abbronzati). E alzare il PIL delle intelligenze che sono il bene più grande di un paese.
6. Penso sempre alle tante scritture giacenti al Ministero: perché non ri-partire da De Mauro? Prima e dopo c’erano i saperi, una idea educativa, e anche le finanze. L’ultima idea con la quale sono uscito dalla scuola, ad esempio, è che la scuola elementare sia oggi troppo lunga (l’idea di un ciclo unico fino 13 anni sarebbe da ripensare).
7. Che fare adesso? 1) Tenere alto il morale degli insegnanti, nonostante tutto: e quindi, presenza nelle scuole in ogni momento e in ogni luogo; 2) dare idee ai giovani, aiutandoli nel loro cercare e creare, in piazza e non solo; 3) dare ai politici idee e proposte concrete. Loro ne sono a corto. E forse neppure le cercano: sulla scuola è difficile farsele. Gli slogan sono più facili.

Angela ha detto...

Un tempo, con l'insegnante unico, nella scuola primaria si lavorava in realtà quasi esclusivamente per l'italiano, la matematica, la storia e la geografia. Attività motorie, musica e arte restavano relegate a qualche ora saltuaria, se e quando ne rimaneva il tempo.
Con i moduli è stato possibile, invece, far emergere e valorizzare le attitudini dei bambini in tutti gli ambiti, tenendo conto della corporeità e della manualità.
L'ultimo provvedimento sembra davvero un triste 'ritorno al passato'.