martedì 15 maggio 2007

Certificare le competenze

La circolare n. 28/2007 sull’esame di terza media chiede ai consigli di classe di sperimentare fin da quest’anno la certificazione delle competenze degli alunni in uscita.Nella sezione "Esperienze e strumenti" del sito http://www.giscel.org/ è pubblicata l'opinione di uno studioso che da anni si occupa di competenze.Lasciate qui i vostri commenti.

17 commenti:

rosanna ha detto...

finalmente novità! che bello ricevere dal ministero della PUBBLICA istruzione delle belle norme chiare così per tempo!
ragazzi da noi la Moratti non è mai passata, di standard si parla solo da settembre, le tracce devono essere sempre le stesse perchè così tutti hanno qualcosa da scrivere, è ancora tutto da costruire. Ma ci rimbocchiamo le maniche e per il prossimo anno tenteremo di lavorarci.... ma l'anno prossimo, ora su due piedi senza alcun retroterra cosa faremo? io quest'anno non ho la terza, ma i colleghi hanno stabilito di lasciare tutto come era prima. Tra l'altro, sapete che per la seconda lingua non è prevista una prova scritta? anche questo da marzo. Ma non hanno inventato la bussola? A Roma se ne sono accorti?

Anonimo ha detto...

Buongiorno, sono una maestra elementare che ha sempre curato l'educazione linguistica in maniera "tradizionale", ma molto efficace. Mi sono imbattuta tempo fa nelle Dieci Tesi, e non sapevo se ridere o piangere di fronte a un paio di errori, come "un buon sviluppo" (scandaloso: "buono"si tronca in "buon"solo davanti a consonante seguita da vocale, l oppure r.) o "riflessività dei fatti linguistici", a mio avviso non appropriato (io avrei scritto "sui fatti linguistici", e voi?). Non c'è da stupirsi che negli ultimi trent'anni il livello dell'istruzione, anziché decollare e uscire dal pantano vituperato da tali illumimati linguisti, sia precipitato. Un tempo forse la scuola preparava solo i Pierini, i figli del dottore; invece adesso abbiamo raggiunto un gran bel risultato, una generazione di ignoranti con ben poche eccezioni... Grazie alla pedagogia lassista e "moderna" tanto esaltata. Con amarezza, maestra Paola.

Fabiola ha detto...

Ho letto con interesse l'«opinione» di A. Colombo e ho trovato l'articolo di grande utilità. Ne ho parlato con altri colleghi di italiano e, riflettendo insieme, abbiamo pensato di seguire le modalità suggerite nell'articolo per le prove d'esame di quest'anno.

marco icces ha detto...

E noi, poverini, incompetenti, che pensavamo che l'educazione linguistica fosse un compito improbo! E noi che farneticavamo di descrizione delle competenze, di educazione all'ascolto, di scopo, destinatario, di situazione comunicativa, di sociolinguistica e di pragmatica! E i migliori linguisti italiani e stranieri impegnati nell'immane impresa di trovare forme di insegnamento adeguate all'oggi, all'esplosione dei saperi, alle nuove forme di comunicazione, alla società complessa, ai nuovi paradigmi della filosofia della scienza, alle scoperte delle neuro-scienze! Che ingenui! Avevamo tra noi maestra Paola e non lo sapevamo. Sì, siamo colpevoli. Ma forse ora... una luce in fondo al tunnel! Ma sì! Come abbiamo fatto a non pensarci? Coraggio, maestra Paola. Ci asperga del suo sapere (o "con" il suo sapere?). Ci disseti all'inesauribile fonte della sua saggezza pedagogica. Ci nutra con la sua infallibilità!
E speriamo che l'Ocse venga a trovarla. Che grandiosa figura che faremmo! Sicuramente, nessuno dei suoi fortunatissimi allievi scriverebbe "Qui" con l'accento, perché, come si sa, su qui, quo e qua l'accento non va. E, meraviglia delle meraviglie, nessuno oserebbe, catastrofe delle catastrofi, vergare una grassa “e” dopo una scheletrica virgola. Grazie e buon lavoro, maestra. Tutto sommato, con simpatia e comprensione.

Milena ha detto...

Cara Rosanna,
hai proprio ragione. Forse stanno perdendo la bussola. Per fortuna, però, oltre a non prevedere la prova scritta per la seconda lingua straniera, la circolare lascia al Collegio dei docenti la possibilità di decidere sulle modalità di accertamento delle competenze nelle lingue straniere. Nella mia scuola abbiamo deciso di far svolgere regolarmente anche la prova scritta nella seconda lingua straniera (come in tutti gli anni precedenti).

Anonimo ha detto...

Al di là dei toni un po’accesi della maestra Paola e dell’ironia (fuori luogo) del suo interlocutore, credo che il tema introdotto sia di un qualche interesse. C’è da interrogarsi, se addirittura un documento prodotto da illuminati studiosi contiene una violazione piuttosto vistosa della sensibilità linguistica dei parlanti colti… "un buon sviluppo" è certamente un'espressione infelice! E c’è da interrogarsi anche sull’efficacia della “nuova educazione linguistica”, che non sta ottenendo, effettivamente, risultati molto pregevoli.
Non alziamo altari al rispetto di norme arbitrarie, no di certo; ma la lingua, nella sincronia, ha una sua regolarità, osserva regole che si desidererebbero rispettate almeno in testi di riflessione sul buon insegnamento dell’italiano!

Anonimo ha detto...

Sono uno studioso di linguistica, ho lavorato con Simone; ho inizialmente aderito al Giscel, del quale noto, grazie alla maestra Paola, la rovinosa decadenza. E'forse grazie alla sua presenza in Padova che la città dimostra la sua ignoranza persino nei cartelli stradali. nessuno dei "giscleini"ha notato l'errore concettuale di via frà Paolo Sarpi, scritta con l'accento su fra? Quando deporrete anche voi patavini la funesta antitesi linguistica/grammatica? Se siete vivi, battete un colpo! Giovanni Piscopo

Anonimo ha detto...

... e dimenticavo: correggerete, dall'alto della vostra autoreferenzialità, gli errori segnalati dall'umile maestrina?

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti, sono Cristina, un'insegnante di lettere della scuola media (scusate se la chiamo ancora così, ma ci sono affezionata). Intervengo in questo blog perché sono sorpresa dai toni così aspri dei commenti qui inseriti. Vorrei spendere una parola in favore del giscel, che ho conosciuto dopo la laurea qualche anno fa e che mi ha dato quello che l'eccelsa e prestigiosa formazione universitaria non mi ha dato: gli strumenti per la didattica dell'educazione linguistica. E' vero che oggi la preparazione linguistica dei nostri studenti è spesso (non sempre e meno di quanto si pensa)deludente. Ma io non darei la colpa al giscel. In fondo la maestra Paola ha scoperto le Dieci Tesi l'altro ieri. Io, non tanto tempo prima e, come me, molti altri. Il problema nel nostro Bel Paese è quello di sempre: innovare senza formare chi deve trasmettere l'innovazione. Si dice: dai, cambiamo! Ma poi il COME resta nelle mani di chi ha buona volontà. Così è accaduto per i programmi del '79 (ispirati alle Dieci Tesi), di cui si è travisato lo spirito innovativo. Prendiamo la famosa "educazione linguistica trasversale". Chi la fa? (ma forse la domanda retorica dovrebbe essere:Chi l'ha mai fatta?) Nessuno, perché non lo fa l'insegnante di italiano: lo debbono fare gli insegnati di tutte le discipline. (Altro esempio: la riflessione sulla lingua, cosa diversa dalla grammatica normativa... che mi sembra aleggi in alcuni interventi...) E guardate che è successa la stessa cosa con le Indicazioni Nazionali (!!!!no comment)della Moratti. E sta ancora succedendo con la certificazione delle competenze.
Certo, se una colpa si può dare al giscel è forse quella di essere stato troppo autoreferenziale. Ma perchè non iniziare da questa nuova apertura, data anche da spazi come questo blog , per confrontarci su esperienze e modelli di educazione linguistica diversi, invece che scannarci con battute sarcastiche e polemiche? Questa mi pare un'occasione per crescere, non per far scoppiare nuove guerre... Cordialmente
PS: un grazie ad Adriano Colombo per la sua non comune chiarezza

Anonimo ha detto...

Vorrei dire a Giovanni Piscopo: le Dieci Tesi sono il documento fondante del Giscel, il suo manifesto programmatico. Quindi il Giscel è in decadenza dalla nascita? E lei ha aderito, inizialmente. Le era forse sfuggita la valenza sovversiva degli errori denunciati dalla maestra Paola? O forse non è poi così colto e quindi quelle espressioni non violavano la sua sensibilità linguistica? O forse, come credo, la portata rivoluzionaria di quelle tesi, la loro funzione nel delineare un percorso difficile, arduo, ma sensato, gratificante, dalle forti implicazioni civili ed etiche, aveva da subito fatto passare in secondo piano tali sottigliezze?
Peraltro, facciamo un piccolo esperimento: andiamo sul web e digitiamo la stringa “buon sviluppo” nella “ricerca avanzata” di un motore di ricerca. Appariranno centinaia di documenti in cui, con buona pace della maestra Paola, quell’espressione è utilizzata. Forse in barba alla grammatica, d’accordo. Ma la grammatica deve descrivere l’uso. E l’uso cambia nel tempo. Su questo, almeno, dovremmo essere concordi.
Sempre a Piscopo vorrei far notare che è stata l’ “umile maestrina” a parlare con sarcasmo di “illuminati linguisti” e a non sapere “se ridere o piangere” dinanzi alle Dieci Tesi, a definire “lassista” l’impostazione pedagogica e didattica (vorrei dire politica) in esse delineata. Ed è stata sempre lei a definire “efficace” la sua opera. Sulla base di quali parametri? Esclusivamente grammaticali ed ortografici? Meramente contenutistici? Bisogna ammettere che, tolti gli studi del Giscel, non abbiamo grandi indicazioni che possano orientarci nella definizione di una vera educazione linguistica.
Ben venga, quindi, l’opera della Commissione Ceruti, ben venga il dibattito sulla descrizione delle competenze. Mi auguro che nell’elaborazione delle nuove indicazioni nazionali il parere del Giscel venga accolto in modo integrale. E che per la scuola possa finalmente iniziare una nuova stagione culturale (in senso proprio, non in quello malinteso di tante professoresse che non sopravviverebbero alla scomparsa di Manzoni e Carducci dai “Programmi”).
Preciso che non sono socio Giscel, ma solo un insegnante che deve alle Dieci Tesi il senso ritrovato della dignità e dell’umiltà di una professione svilita dall’atteggiamento autoreferenziale ed elitario di chi pensa che con quattro regolette buone per tutte le stagioni e con quattro poesiole imparate a memoria da bambini si possa assolvere un compito così delicato. Un po’ meno cultura, un po’ più di mestiere.
P.S.: anch’io ringrazio il Prof. Colombo, come Cristina (a cui mi accomunano, credo l’età e una certa buona volontà, e che saluto in modo particolare).
Marco Icces

Anonimo ha detto...

Certamente, se digitiamo su google “buon sviluppo”troveremo numerose ricorrenze. La lingua evolve, cambia. Semplicemente, non trovo tale forma, che mi sembra dello standard “basso”, adeguata al registro comunicativo cui dovrebbe uniformarsi un testo ufficiale, specialmente un testo rivolto a docenti, e riguardante l’insegnamento dell’italiano. Non credo nel divorzio tra scuola e grammatica. Nella lingua ci sono, e guai se non ci fossero, spinte innovative: solo le lingue morte non evolvono. Credo però che sia positivo ed utile indicare norme di riferimento da osservare, per lo meno nell’italiano formale.
Concordo pienamente con Cristina sull’inutilità di continuare una sterile polemica.

Anonimo ha detto...

Noto con piacere che alla fine, nonostante le accese critiche e l'ironia sferzante nei miei confronti, qualcuno ha corretto "buon sviluppo" in "buono sviluppo". Mi fa piacere, e spero che sia il preludio di un fecondo sposalizio tra il "mestiere", di cui giustamente parla il signor Icces, e la "cultura", che del mestiere è presupposto e non antagonista... almeno a mio parere. Un saluto, maestra Paola.

Adriano ha detto...

E' vero: il refuso "buon sviluppo" compare fino dalla più antica edizione a stampa delle Dieci tesi a me nota (In Simone, L'educazione linguistica. La Nuova Italia 1979). E' vero, si poteva correggere. Può darsi che chi ha letto (e chi ha scritto) il testo avesse in mente cose più importanti.
Quello che preoccupa è che la maestra Paola mostri di credere, fino all'ultimo più conciliante intervento, che la "cultura" dell'insegnante consista di queste cose («un po'» apostrofato, «se stesso» senza accento per carità! - invenzione stupida e recente). Avanzerei l'ipotesi che se la preparazione linguistica dei nostri studenti è peggiorata (affermazione peraltro non provata) questo dipende anche dalla presenza di tante maestre Paole.
Quanto all'anonimo che le giunge di rincalzo, non ha capito la differenza tra "riflessività della lingua" (una proprietà del linguaggio in generale) e "riflessione sulla lingua" (un'attività didattica). Che la spocchia si accompagni all'ignoranza non è un fatto sorprendente.

Anonimo ha detto...

Torniamo a parlare di competenze?

Anonimo ha detto...

Non ritengo affatto che la cultura si limiti al nozionismo o all’ortografia: penso invece che il fulcro dell’insegnamento consista nel valorizzare la soggettività e la creatività di ognuno. La padronanza della lingua implica forse l’impotenza del linguaggio? A mio avviso, è vero il contrario. Non trovo costruttivo proporre osservazioni sulla “spocchia”, da cui l'ultimo messaggio non mi sembra peraltro esente; spero invece che il dibattito sorto in seno al forum, certamente polemico nei modi (e mi rincresce), abbia stimolato una proficua riflessione. Cordialmente, Piscopo

Anonimo ha detto...

Di fronte ad una maestra che si stupisce per certi errori di ortografia...porrei volentieri l'insegnante di religione di mia figlia che si rifiuta di correggere l'ortografia dei dettati che fa fare ai bambini perchè..."non insegna mica italiano"!!
Sono arrabbiata e senza parole...

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie